20/11/2025
Siamo aperti, nonostante tutto. Ma la pensiamo così.
Sono figlia di chi dentro ad una fabbrica ha timbrato il cartellino per quarant’anni, sono figlia di un uomo che la vita all'ilva l’ha conosciuta bene, sono figlia dei sapori, degli odori, della sporcizia di quel luogo, tutte cose che ho sempre visto portare a casa, insieme alla stanchezza e ad una certa dignità.
Mia sorella, sulle acciaierie di Cornigliano scrisse pure la sua tesi.
Sono figlia del capo supremo che ad ogni Natale, regalava panettoni a tutti i suoi dipendenti, proprio negli anni in cui, il lavoro dell’operaio o dell’impiegato, venivano ancora apprezzati, erano i tempi degli sconti in alcuni negozi della zona se mostravi il tesserino, come se il fatto di essere un dipendente dell’Italsider venisse riconosciuto dalla città e avessero trovato un modo per gratificarti, sono figlia di quel papà che usciva alle sette del mattino e tornava alle sette di sera e che quando rincasava nelle fredde giornate invernali con le mani sporche, ci chiedeva come fossero andate le nostre giornate e poi tutti insieme accendevamo la TV (io ero il Telecomando), sono figlia dell'attesa al di fuori della cancellata quando lavorava anche il sabato e poi ci portava a comprare in uno di quei negozi di cui sopra e subito dopo quel bel gelato meritato, sono figlia anche della silicosi che gli ha lasciato dei polmoni malati e delle tute marchiate ilva, trovate in un cassetto nella casa in campagna qualche tempo fa, sono figlia di questi tempi nostri e della sua pensione, sono figlia di Genova che ha deciso di cambiare per un' aria più pulita, sono una figlia di siderurgica memoria che grazie a quel posto ha fatto crescere me e mia sorella in una casa prima di 50 e poi di 70 mq, sono figlia di quel mutuo, perché sono figlia di quella fabbrica anche io e nonostante le scelte prese in questi anni per rendere Genova una città più vivibile, farò sempre memoria del fatto che dietro ai lavoratori ci sono sempre delle persone, che dietro ai lavoratori ci sono sempre delle famiglie, che dietro ai lovaratori ci sono teste, pensieri e progetti e che quando qualcuno decide per loro, non sempre se ne ricordano, non sempre pensano ai loro diritti, non sempre pensano al loro diritto di sudare, di guadagnare o di manifestare e di bloccare la città per ore, non sempre pensano che dietro ad ogni operaio c'è magari un figlio, che il sabato lo aspetta dalla cancellata, per andarsi a prendere quel gelato meritato.