01/05/2026
Questa foto la tengo cara.
Non so quanti anni abbia esattamente. So che c'è mio zio Costantino — giovane, elegante, con tutta la vita davanti. E dietro di lui, quella scritta: LIBERI PRODUTTORI.
Due parole che, più ci penso, raccontano tutto quello che siamo stati. E quello che cerchiamo di essere ancora.
La mia famiglia lavora nel vino da quattro generazioni. Mio nonno girava le campagne di Manduria conoscendo ogni vigna a memoria — sapeva già, a occhio, se quel vino avrebbe fatto bene a Milano o a Padova. Mio zio ha costruito un'azienda in un'epoca in cui le navi partivano dal porto di Gallipoli cariche di Primitivo per la Francia. Mio padre teneva i registri con una precisione quasi maniacale, perché in quel lavoro ogni numero contava.
Io ho aperto questa enoteca a 32 anni. Con qualche dubbio, tanta voglia e una sola certezza: se non funziona, chiudo e torno dov'ero.
Sono passati vent'anni. Sono ancora qui.
Oggi, 1° maggio, è il momento giusto per ricordare che il lavoro, quello vero, è una forma di rispetto — verso chi è venuto prima, verso chi entra ogni giorno in bottega, verso il territorio che ci nutre.
Buona Festa dei Lavoratori.
Liberi. E produttori. 🍷
— Flavio