28/05/2026
👉Questo studio randomizzato ha valutato pazienti con sindrome dell’intestino irritabile (IBS), assegnandoli a una dieta di esclusione basata sui risultati dei test IgG, oppure a una dieta di controllo. I pazienti non sapevano quale dieta stessero seguendo.
I risultati mostrano che chi seguiva la dieta “vera” (cioè guidata dalle IgG) presentava un miglioramento significativo dei sintomi rispetto al gruppo di controllo, in particolare su dolore addominale, gonfiore e alterazioni dell’alvo. Un aspetto interessante è che l’effetto risultava più evidente nei pazienti che aderivano in modo rigoroso alla dieta.
Gli autori suggeriscono che, almeno in una quota di pazienti con IBS, le IgG possano identificare alimenti che contribuiscono alla sintomatologia, non necessariamente attraverso meccanismi allergici classici, ma probabilmente tramite vie immuno-infiammatorie più sfumate.
Questo studio rappresenta una delle evidenze più solide a favore di un possibile ruolo “pratico” dei test IgG, almeno in un sottogruppo di pazienti con sindrome dell’intestino irritabile. Il dato più interessante non è tanto la presenza degli anticorpi in sé, quanto il miglioramento clinico osservato quando la dieta viene adattata di conseguenza. Resta però un ambito da interpretare con cautela: i risultati non sono universali e richiedono conferme su larga scala. Più che uno strumento diagnostico definitivo, le IgG sembrano emergere come possibile guida per strategie dietetiche personalizzate, da integrare sempre in un percorso clinico strutturato.
🧐LINK: https://gut.bmj.com/content/53/10/1459.long
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