08/06/2025
PERCHÉ QUESTO REFERENDUM È PERICOLOSO.
I primi 4 quesiti del referendum sono stati sicuramente ideati e scritti da qualcuno che:
1. Distingue solo le aziende con più di 15 dipendenti, ma non quelle con più di 100 o 1000, dimostrando di non comprendere chi davvero sfrutta i dipendenti, licenzia in massa senza giusta causa e utilizza i contratti a tempo determinato solo per meri interessi economici. Avete mai visto un’azienda con una ventina di persone licenziare un dipendente produttivo, che non crea problemi tra i colleghi, che si comporta bene con clienti e fornitori? Io mai. Per il semplice motivo che in una piccola azienda un collaboratore in gamba è una risorsa che si cerca di salvaguardare il più possibile, non di mandare via senza alcun motivo concreto.
A differenza delle grandi multinazionali che spesso operano tagli indiscriminati senza valutare la singola persona, quello bravo da quello sfaticato.
2. Non ha la più pallida idea di cosa significhi pagare fino a 36 mensilità oppure obbligare al reintegro una persona che fa danni in una piccola realtà (quindi sotto i 100 dipendenti). Allora glielo dico io: significa mettere sotto scacco l’imprenditore, che non potendosi permettere un esborso di quel tipo dovrà sopportare (e far sopportare ai colleghi) persone maleducate oppure che non fanno il loro lavoro, che commettono ripetutamente errori che qualcun altro deve rimediare, che rubano, che trattano male clienti e fornitori. Come dite? Che queste sono “giuste cause” per licenziare qualcuno senza indennizzo? Se pensate questo anche voi, come chi ha scritto questo punto del referendum, vivete in un mondo fatato. Chiedetelo a chi gestisce una piccola azienda e si è visto costretto a licenziare qualcuno per questi ed altri motivi simili. Chiedetegli se il giudice gli ha dato ragione o se ha dovuto pagare qualche mensilità per mandarlo via senza problemi. Poi mi fate sapere.
3. Non sa che aumentando le difficoltà e penalità per poter licenziare qualcuno, magari perché si scopre dopo qualche mese che è disonesto o incapace, aumenterà la tendenza a voler assumere a tempo determinato. Proprio per non doversi poi tenere qualcuno che non puoi più mandare via senza mettere in ginocchio l’azienda. E questo non farà altro che dare più potere a cooperative senza scrupoli o società interinali che ci lucrano abbondantemente, e di sicuro non tutelano veramente i lavoratori. E quindi non servirà nessuna “giusta motivazione”, semplicemente bisognerà passare attraverso una società terza che ti fa aggirare la legge. Aumentando così i costi aziendali e diminuendo gli utili, tutti soldi che potevano essere dati ai collaboratori più meritevoli.
4. Si preoccupa (giustamente) di aumentare la sicurezza sul lavoro per evitare danni fisici, ma non prende minimamente in considerazione i danni emotivi e psicologici che crea dover passare tutta la propria vita lavorativa a contatto con un collega che se ne frega, che sbologna il lavoro sugli altri, che è sempre scontroso e tratta male gli altri, che non ha rispetto dei valori più banali. E che non potrà essere più licenziato perché il giudice per queste motivazioni così “poco gravi” 9 volte su 10 obbligherà il datore di lavoro a reintegrarlo, facendolo tornare quindi da vincitore e intoccabile. Quello che succederà è quello che ho visto centinaia di volte: che alla fine saranno quelli bravi ad andarsene, pur di non aver più a che fare con colleghi o superiori del genere. Quindi doppio danno per l’azienda, costretta a tenersi i peggiori e impossibilitata dal trattenere i migliori.
A questo punto qualcuno dirà: “Ma allora chi tutela i lavoratori licenziati davvero senza motivo, o costretti a vivere per anni con contratti a termine solo per convenienza dell’azienda?”.
Domanda legittima. Ma partiamo dai fatti.
Avete mai visto una piccola impresa licenziare cinque o più persone tutte insieme, solo per abbattere i costi? Io no. Perché ogni licenziamento in una PMI è una guerra, spesso sproporzionata rispetto alla dimensione dell’azienda. Una guerra fatta di ricorsi, vertenze, sindacati che – curiosamente – diventano inflessibili proprio con le realtà più piccole. E poi? Poi gli stessi sindacati restano in silenzio quando una multinazionale manda a casa 100 persone con un’email, da un giorno all’altro, perché ha deciso che produrre in Italia non conviene più.
Perché non si propone allora una legge che obblighi chi licenzia in massa senza una motivazione economicamente e socialmente fondata a pagare, ad esempio, un minimo di 36 mensilità per ogni lavoratore lasciato a casa? Una legge che colpisca chi ha davvero il potere di abusare del sistema, non chi lo subisce ogni giorno per restare in piedi.
E sul tema del tempo determinato, diciamolo chiaramente: il vero problema non è il primo contratto. Anzi, in molti casi è uno strumento sano, che consente a entrambe le parti di conoscersi, di valutare se c’è compatibilità, fiducia, visione comune.
Il vero abuso comincia dopo, quando l’azienda ha avuto mesi per capire chi ha davanti e sceglie comunque di non assumere, di non dare stabilità, di tenere la persona appesa. Ecco cosa va regolamentato con fermezza: non chi sperimenta, ma chi sfrutta. Non il primo contratto, ma il quarto. Bisognerebbe rendere sconveniente per legge la scelta di mantenere a tempo determinato un lavoratore che ha già dimostrato valore. Perché dopo un certo punto, non è più cautela: è opportunismo.
Ma sapete perché nessuno propone queste due semplici soluzioni per tutelare davvero i lavoratori?
Perché lo scopo non è quello, ma distruggere sistematicamente le piccole aziende, mettendo i titolari contro i collaboratori, nella più classica lotta tra poveri.
Quando ci sarà un referendum che davvero ha come scopo tutelare tutti i lavoratori, e quindi sia i dipendenti che i titolari delle PMI, allora sarò il primo ad andare a votare.
Ma temo che quel giorno non arriverà mai.
Fabrizio Cotza