27/07/2025
Domani sera alle 22 in tutta Italia, Ultimo Giorno di Gaza (Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Francesco Pallante, Evelina Santangelo e chi scrive) invita a suonare le campane delle chiese e dei palazzi comunali, le sirene delle barche e i clacson delle auto, i fischietti e le pentole e qualunque altra cosa possa aiutarci a disertare il silenzio che avvolge il genocidio di Gaza. Arrivano adesioni da tutta Italia, dal comune di Bologna a quello di Parma, da quello di Trento a quello di Riva del Garda, dal Sacro convento di Assisi alle parrocchie del Monte Argentario, dai comuni della Sicilia più profonda agli artisti di Voci per la Palestina a Pax Christi, dalle donne di Firenze a chi si riunirà sull’arengario di Monza, in un elenco lunghissimo dell’Italia lontana dai palazzi del potere. Questo è il punto: l’Italia chiede la fine di ogni rapporto con Israele, stato genocida e criminale, ma i decisori continuano a vendergli armi e tecnologia. A Gaza le sirene suonano come estremo segnale al mondo: Israele sta assassinando per fame quasi due milioni di persone. Da noi suoneranno per solidarietà con quel popolo fratello, e anche per avvertire chi ci governa: ‘anche voi sarete giudicati, se non agite subito’. Nel suo Discorso sul colonialismo, Aimé Césaire scrive che «il colonizzatore che, per mettersi in pace la coscienza, si abitua a vedere nell’altro la bestia, si riduce a trattarlo come un animale, e così tende oggettivamente a trasformarsi lui stesso in bestia». È quel che sta succedendo all’Occidente colonialista che tace e acconsente di fronte allo «sporco lavoro fatto per noi» (come dice oscenamente il cancelliere tedesco): chi domani diserterà il silenzio rifiuta di abituarsi allo ‘spettacolo’ mostruoso del genocidio, rifiuta di trattare i palestinesi come animali, e di ridurre se stesso a bestia. Restiamo umani, disertiamo il silenzio: come diceva papa Francesco, facciamo chiasso.
Tomaso Montanari