10/08/2026
ASHWAGANDHA (WITHANIA SOMNIFERA): UN FITOTERAPICO STRAORDINARIO
Meccanismi cellulari legati ai processi tumorali • Sfera ormonale e fertilità maschile • Attività adattogena e riduzione del cortisolo • Prestazione fisica e resistenza • Modulazione del sistema immunitario • Detossificazione e proprietà analgesiche • Controllo glicemico
La Withania somnifera, comunemente conosciuta come Ashwagandha, è una pianta che ha guadagnato grande attenzione nella fitoterapia moderna grazie alle sue numerose proprietà, oggi indagate da un corpus crescente di letteratura scientifica internazionale. È importante premettere che gran parte degli studi disponibili riguarda modelli preclinici — cellule in vitro o animali da laboratorio — mentre le evidenze cliniche sull’uomo, pur in aumento, restano spesso limitate a studi pilota o di piccole dimensioni. Di seguito approfondiamo i meccanismi d’azione e i dati sperimentali più rilevanti, con le relative fonti in nota.
1. Ricerche su meccanismi cellulari legati ai processi tumorali
È bene chiarirlo subito: nessun fitoterapico può essere definito “antitumorale” nel senso clinico del termine, né può sostituire le terapie oncologiche convenzionali. Ciò che la ricerca scientifica ha documentato sono effetti specifici della Withaferina-A (il principale composto bioattivo dell’Ashwagandha) su linee cellulari tumorali e modelli animali, che meritano di essere conosciuti come dati di ricerca, non come indicazioni terapeutiche.
Telomerasi e meccanismi ALT. Alcuni studi in vitro hanno osservato che la Withaferina-A esercita una citotossicità più marcata verso cellule tumorali che utilizzano il meccanismo ALT (Alternative Lengthening of Telomeres) rispetto a quelle telomerasi-dipendenti, associata a disfunzione telomerica e attivazione della risposta al danno del DNA¹. Un altro lavoro condotto su cellule di carcinoma del colon-retto ha mostrato che le citochine pro-infiammatorie IL-6 e TNF-α aumentano l’attività della telomerasi tramite la via NF-κB/STAT1/STAT3, e che la Withaferina-A è in grado di inibire questa segnalazione².
Hsp90 e tumore pancreatico. Uno studio su linee cellulari di adenocarcinoma pancreatico (Panc-1, MiaPaCa2, BxPc3) ha documentato che la Withaferina-A inibisce l’attività chaperone di Hsp90, inducendo la degradazione delle proteine client associate³.
Vimentina e potenziale antimetastatico. Un estratto standardizzato di radice di Withania somnifera ha mostrato, in modelli murini di xenotrapianto e carcinoma mammario, capacità di inibire la motilità e l’invasione delle cellule tumorali attraverso l’inibizione della vimentina, proteina coinvolta nella transizione epitelio-mesenchimale (EMT)⁴.
Recettori degli estrogeni nel carcinoma mammario. Due studi indipendenti condotti su cellule di carcinoma mammario MCF-7 hanno documentato che la Withaferina-A riduce l’espressione del recettore degli estrogeni-α (ER-α), inducendo apoptosi in modo più marcato nelle cellule tumorali ER-positive rispetto a quelle ER-negative⁵,⁶. Si tratta di dati di laboratorio che indicano un meccanismo d’azione differenziato tra cellule tumorali e cellule sane, non un’evidenza di efficacia clinica.
Questi dati, tutti di natura preclinica, giustificano l’interesse della ricerca oncologica verso i withanolidi come potenziali molecole di supporto, ma non autorizzano alcuna affermazione terapeutica: qualunque impiego in ambito oncologico va sempre discusso con l’oncologo curante e mai come sostituto delle terapie prescritte.
2. Effetti su sfera ormonale e fertilità maschile
Diversi trial clinici randomizzati hanno valutato l’effetto dell’Ashwagandha sulla fertilità maschile. Nello studio pilota di Ambiye et al. su 46 uomini con oligospermia, la somministrazione di 675 mg/die di estratto di radice per 90 giorni ha prodotto un aumento del 167% della concentrazione spermatica, del 53% del volume seminale e del 57% della motilità nemaspermica rispetto al basale, con miglioramento parallelo dei livelli di testosterone e LH⁷. Un successivo studio randomizzato in doppio cieco su uomini adulti ha confermato un incremento statisticamente significativo del testosterone libero e dell’LH nel gruppo trattato rispetto al placebo⁸.
Ormoni tiroidei. In uno studio randomizzato controllato con placebo su 50 pazienti con ipotiroidismo subclinico, 8 settimane di trattamento con 600 mg/die di estratto di Ashwagandha hanno prodotto un aumento medio del 41,5% del T3 sierico e del 19,6% del T4, con una riduzione del 17,4% del TSH rispetto al basale⁹. È un dato rilevante ma circoscritto a questa specifica popolazione clinica: nei soggetti eutiroidei l’effetto è meno prevedibile, e in presenza di ipertiroidismo o terapia sostitutiva l’uso richiede cautela e supervisione medica.
3. Attività adattogena e riduzione del cortisolo
L’evidenza sull’attività adattogena dell’Ashwagandha è oggi tra le più solide. Una metanalisi che ha incluso 15 studi randomizzati controllati (873 partecipanti complessivi) ha confermato una riduzione statisticamente significativa dello stress percepito e dei livelli di cortisolo dopo 8 settimane di trattamento¹⁰. In un trial randomizzato in doppio cieco citato nella letteratura, la riduzione del cortisolo sierico nel gruppo trattato ha raggiunto il 27,9% contro il 7,9% del placebo¹¹. Un ulteriore studio ha documentato una riduzione statisticamente significativa del cortisolo mattutino e del DHEA-S rispetto al placebo, insieme a un miglioramento della scala di ansia di Hamilton¹².
4. Prestazione fisica e resistenza
Un trial randomizzato in doppio cieco su 80 partecipanti attivi ha mostrato che 8 settimane di supplementazione con Ashwagandha (300 mg due volte al giorno), associate ad allenamento di resistenza, hanno determinato un miglioramento significativo di forza (bench press, leg press), massa muscolare e VO2max sia negli uomini sia nelle donne, rispetto al placebo¹³. Una metanalisi più recente, basata su cinque studi, ha quantificato un incremento medio del VO2max di 4,09 ml/min/kg negli atleti supplementati¹⁴.
5. Modulazione del sistema immunitario
Uno studio randomizzato controllato con placebo, con estensione in aperto, ha documentato che l’estratto di radice e foglia di Withania somnifera standardizzato in withanoglicosidi aumenta le immunoglobuline, l’IFN-gamma e le cellule T CD3+/CD4+ nei partecipanti sani¹⁵. Un piccolo studio pilota su cinque soggetti ha rilevato, dopo 96 ore di assunzione, un’attivazione delle cellule NK (CD56+) misurata tramite l’espressione del recettore CD69, oltre a un aumento dell’espressione di CD4 sui linfociti T CD3+¹⁶. Va sottolineato che si tratta di studi con campioni molto ridotti: i dati sono interessanti ma richiedono conferma su popolazioni più ampie.
6. Detossificazione e proprietà analgesiche
Metalli pesanti. Alcuni studi su modelli animali (pollo, tilapia) hanno documentato un effetto protettivo della Withania somnifera nei confronti dello stress ossidativo epatico e renale indotto da cadmio, con normalizzazione dei marcatori di perossidazione lipidica e degli enzimi antiossidanti epatici¹⁷. Si tratta di dati preclinici che supportano un possibile ruolo epatoprotettivo in condizioni di stress tossico, non una dimostrazione di “chelazione” nell’uomo.
Sistema oppioide e dolore. In modelli murini, l’estratto di radice di Withania somnifera ha mostrato di prolungare l’effetto analgesico della morfina e di ridurre lo sviluppo di iperalgesia da rebound, attraverso il coinvolgimento dei recettori GABA-A, GABA-B, NMDA e degli oppioidi δ¹⁸. Studi in vitro su cellule di neuroblastoma hanno inoltre mostrato che l’estratto modifica l’espressione genica dei recettori oppioidi μ e nocicettina, suggerendo un possibile ruolo come coadiuvante nelle strategie di risparmio degli oppioidi in terapia del dolore cronico, sempre sotto controllo medico specialistico¹⁹.
7. Controllo glicemico
Studi preclinici hanno documentato che gli estratti di radice e foglia di Withania somnifera aumentano l’uptake di glucosio in miotubi e adipociti in modo dose-dipendente, con la Withaferina-A isolata capace di incrementare l’assorbimento di glucosio fino al 54% rispetto al controllo in vitro²⁰. Dati più datati riportano inoltre una riduzione della glicemia in pazienti diabetici trattati con polvere di radice per via orale²¹, sebbene si tratti di uno studio isolato e non recente, che necessita di conferme con metodologia moderna.
L’Ashwagandha rappresenta oggi uno dei fitoterapici più studiati a livello internazionale, con un corpus di ricerca che spazia dai meccanismi molecolari in vitro ai trial clinici randomizzati su stress, sonno, fertilità maschile e prestazione fisica. È tuttavia essenziale distinguere sempre il livello di evidenza: i dati su meccanismi cellulari e modelli animali — inclusi quelli relativi a processi oncologici — sono ricerca di base che indica piste di indagine, non risultati trasferibili automaticamente alla pratica clinica sull’uomo. L’impiego di questa pianta, specie in soggetti con patologie in corso o in trattamento farmacologico, va sempre valutato insieme al proprio medico o farmacista di fiducia, che potrà indicare dosaggi, tempistiche e possibili interazioni sulla base della situazione clinica individuale.
Riferimenti bibliografici
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Dott. Alberto Zampedri
Esperto in fitoterapia, micoterapia, medicina naturale, nutraceutica e omeopatia
Farmacia Paitone
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