03/09/2026
IL PRIMO GIORNO
Ricordo il terrore puro negli occhi di mia madre quando il primo sparo ci svegliò tutti che il sole non era ancora sorto.
A un centinaio di metri da noi un colpo secco ci strappò dal sonno profondo e ci cacciò il cuore in gola, pulsante, a portarsi via il respiro.
Con gli occhi sbarrati, io, i miei fratelli, mia madre, ci guardammo tutti in cerca di quella sicurezza che era sparita in un solo istante.
Provammo a stringerci strettistretti come avevamo fatto nelle più fredde notti d'inverno, ma il tremore impazzito che ci scuoteva tutti non trovava pace.
Sapevamo che prima o poi sarebbero arrivati e ci avrebbero trovati. Il nascondiglio è sicuro finché loro sono lontani, ci ripetevano, ma hanno lupi addestrati che mandano avanti e se qualcuno di noi per paura non riesce a stare nascosto e cerca di fuggire è la fine. Non gli si scappa.
Un altro botto,
ancora più vicino,
Arrivano.
Sentivamo i loro passi pesanti, il latrare e il passo svelto dei lupi, e anche le risate.. Come se si stessero divertendo mentre noi morivamo dentro.
Bestie.
Lupi più dei lupi.
STARE GIÙ
FERMI
IMMOBILI
non respirare per quanto possibile.
Così ci avevano insegnato.
Era l'unico modo per non farsi trovare.
E sopravvivere. forse.
Ma il cuore batteva così forte che l'avrebbero sentito anche da lontano. Ne ero sicuro.
E se anche non avessero sentito il cuore, perché non avendone uno magari non lo avrebbero riconosciuto , quel puzzo così intenso non gli sarebbe sfuggito
Qualcuno - forse il più piccolo - se l'era fatta sotto. E la m***a la conoscono. Ero sicuro anche di questo.
Un altro sparo.
Vicinissimo. Qualche passo.
Sempre più vicini,
i passi,
i latrati.
Troppo vicini.
Erano lì.
e noi stretti in silenzio a sperare che passassero oltre senza trovarci.
Ma il tremore era insostenibile, la paura ingovernabile e quel passo pesante a meno di un nostro salto fece esplodere i nervi del piccolo che non riusciva più a stare fermo.
Fu lì che mia madre - perché non ci trovassero tutti - ci ordinò di nuovo di stare inmobili e si buttò fuori dal nascondiglio, e cominciò a correre più veloce che poteva,
lontano da lì,
dal nascondiglio,
da noi.
Noi stretti e paralizzati ad aspettare che tutto passasse.
Ricordo il suo sguardo fisso, vitreo, quando lo sparo la seccò a nemmmeno dieci salti da noi.
E ricordo uno di loro che sorridendo la sollevava , testa in giù, col sangue che le colava lungo il collo e gli orecchi.
Cacciarono il suo corpo esamine su altri quattro coperti di sangue sul retro di uno dei loro carri e ripartirono che il sole ad est cominciava a salire.
Il primo giorno della loro meschina caccia fu l'ultimo della vita di mia madre,
e della mia da cucciolo.