21/10/2026
SI PUÒ DISEREDARE UN FIGLIO, IL CONIUGE O LA PARTE DELL'UNIONE CIVILE?
Molti sono convinti che basti scrivere un testamento per escludere completamente un figlio o il coniuge dall'eredità. Del resto, quante volte nei film sentiamo la celebre frase:
"Non avrai un solo centesimo!"
In Italia, però, le cose funzionano diversamente.
La legge tutela alcuni familiari, chiamati legittimari, ai quali spetta comunque una quota minima del patrimonio. Si tratta del coniuge, della parte dell'unione civile, dei figli e, in assenza di figli, degli ascendenti (art. 536 c.c.). La parte dell'unione civile è equiparata al coniuge ai fini successori dalla Legge n. 76/2016.
Anche se il testamento disponesse diversamente, chi vede lesa la propria quota può agire in giudizio per ottenerne la reintegrazione attraverso la cosiddetta azione di riduzione (artt. 553 e ss. c.c.).
📖 PERCHÉ I LEGITTIMARI NON POSSONO ESSERE DISEREDATI?
La risposta va ricercata nella filosofia stessa del nostro ordinamento.
Il legislatore italiano ha scelto di bilanciare la libertà testamentaria con la tutela della famiglia, ritenuta un valore fondamentale sotto il profilo sociale e giuridico. Per questo motivo gli artt. 536 e seguenti del Codice Civile disciplinano la cosiddetta successione necessaria, riservando una parte del patrimonio a determinati familiari indipendentemente dalle volontà espresse nel testamento.
In altre parole, il patrimonio non viene considerato soltanto una ricchezza privata di cui disporre liberamente, ma anche uno strumento di protezione del nucleo familiare.
È proprio per questa ragione che coniuge, parte dell'unione civile, figli e, in assenza di figli, ascendenti sono definiti legittimari: la legge garantisce loro una quota minima dell'eredità che il testatore non può eliminare con una semplice disposizione testamentaria.
Se fosse possibile fare diversamente, si rischierebbe di lasciare senza tutela i familiari più strettamente legati al defunto a causa di conflitti momentanei, rancori personali o decisioni assunte in circostanze particolari.
📌 Un esempio pratico
Mario lascia un patrimonio di 300.000 euro e due figli.
Non può destinare l'intera somma ad un amico, ad un ente benefico o ad uno solo dei figli.
Ai figli spetta complessivamente una quota riservata di 200.000 euro (2/3 del patrimonio ai sensi dell'art. 537 c.c.).
Solo i restanti 100.000 euro costituiscono la quota disponibile, che può essere attribuita liberamente.
📌 Coniuge (o parte dell'unione civile) e un figlio
Giovanna lascia un patrimonio di 240.000 euro.
La legge riserva:
• 80.000 euro al coniuge (o alla parte dell'unione civile);
• 80.000 euro al figlio;
• 80.000 euro come quota disponibile.
In questo caso ciascun legittimario ha diritto ad un terzo del patrimonio, mentre il restante terzo può essere lasciato a chiunque (art. 542 c.c.).
📌 Tre figli e nessun coniuge
Luigi lascia un patrimonio di 900.000 euro e tre figli.
Ai figli spettano complessivamente 600.000 euro (2/3 del patrimonio), pari a 200.000 euro ciascuno.
La quota disponibile ammonta invece a 300.000 euro.
Luigi può quindi destinare questa somma ad un amico, ad un'associazione oppure ad uno solo dei figli, ma non può privare gli altri della quota riservata dalla legge.
📌 Coniuge e tre figli
Anna lascia un patrimonio di 1.000.000 di euro, il coniuge e tre figli.
La legge riserva:
• 250.000 euro al coniuge (1/4 del patrimonio);
• 500.000 euro complessivamente ai figli (1/2 del patrimonio);
• 250.000 euro di quota disponibile (1/4 del patrimonio).
Anna può decidere liberamente soltanto sulla destinazione di questi 250.000 euro.
Potrebbe lasciarli: ✅ ad uno solo dei figli;
✅ al coniuge;
✅ ad un amico, ad un nipote o ad un ente benefico.
Non potrebbe invece escludere completamente il coniuge o uno dei figli dall'eredità.
🏠 UNA TUTELA ULTERIORE PER IL CONIUGE SUPERSTITE
Molti ignorano che la protezione del coniuge superstite non si limita alla quota ereditaria.
L'art. 540, comma 2, c.c. riconosce infatti al coniuge superstite il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e il diritto d'uso sui mobili che la corredano, se appartenenti al defunto o comuni.
✅ Esempio pratico:
Tizio lascia la moglie e tre figli. La casa familiare vale 400.000 euro.
Anche se la proprietà dell'immobile dovesse essere attribuita, in tutto o in parte, ai figli, la moglie conserverebbe il diritto di continuare ad abitare nell'immobile per tutta la vita, oltre alla quota di eredità spettantele per legge.
Si tratta di una tutela particolarmente incisiva, pensata per garantire continuità e stabilità al coniuge superstite.
⚖️ COSA DICE LA CASSAZIONE?
La giurisprudenza della Corte di Cassazione è costante nel ritenere ammissibile la diseredazione dei successibili non legittimari, ma non la compressione dei diritti riservati ai legittimari.
In questo senso si collocano le pronunce Cass. Civ. n. 8352/2012 e Cass. Civ. n. 26062/2018>.
Più recentemente, l'Ordinanza n. 5978/2024 ha riaffermato la centralità della tutela del legittimario attraverso i meccanismi dell'azione di riduzione e della reintegrazione della quota di riserva. [studiocast...i-notai.it], [apps.dirit...pratico.it]
❗ QUANDO È POSSIBILE ESCLUDERE UN EREDE?
Litigi familiari, incomprensioni, assenza di rapporti o anni di silenzio non bastano.
L'unica vera eccezione è l'indegnità a succedere (art. 463 c.c.), che opera nei casi di condotte particolarmente gravi, come:
• omicidio o tentato omicidio del testatore;
• falsa denuncia contro il testatore;
• falsificazione, distruzione o occultamento del testamento.
In questi casi l'esclusione dall'eredità deriva direttamente dalla legge e non dalla volontà del testatore.
IN CONCLUSIONE
In Italia non è possibile "cancellare" un figlio, il coniuge o la parte dell'unione civile con una semplice disposizione testamentaria.
La vera pianificazione patrimoniale non consiste nel diseredare, ma nel gestire correttamente la quota disponibile, nel rispetto degli artt. 536 e seguenti del Codice Civile.
Perché la libertà testamentaria è certamente un valore, ma nel nostro ordinamento continua a convivere con un principio altrettanto fondamentale: la tutela della famiglia e dei suoi componenti più strettamente legati al defunto.