27/01/2026
Incastrato tra Puligny-Montrachet a sud e Volnay a nord, Meursault è un piccolo comune di circa 1.500 abitanti. Un borgo raccolto, immerso in una distesa pianeggiante di vigneti verdi. Lontano dalla calca e dalla frenesia cittadina, qui regnano il silenzio e il tempo lento della Borgogna.
In Rue de Lignon — una strada periferica, anonima solo in apparenza — prende forma la storia di Marthe Henry Boillot. Parigina di nascita, giornalista per vocazione, borgognona per eredità. Nel 2013 decide di tornare alle origini, nella terra del nonno Pierre Boillot, piccolo produttore storico di Meursault, seguendo un richiamo che ha il sapore della memoria e della terra.
Prima di firmare i suoi vini, Marthe sceglie di imparare. Lavora al Domaine Rougeot, osserva, ascolta, accumula esperienza in vigna e in cantina. Nel frattempo acquista uve da amici viticoltori, alcuni già orientati verso il biologico, mentre attende con pazienza che i vigneti di famiglia tornino finalmente a casa, una volta scaduti i contratti di affitto.
Nasce così un progetto misurato, silenzioso, coerente con il luogo che lo ospita. Oggi Marthe produce circa 30.000 bottiglie all’anno, in 16 denominazioni — 11 bianchi e 5 rossi — tutte provenienti dalla Côte Chalonnaise e dalla Côte de Beaune. Un lavoro da négociant che rifugge l’esibizione e cerca invece precisione, equilibrio, identità.
In cantina la mano è leggiadra. La pigiatura è delicata, l’uso di gas inerte ridotto al minimo, la fermentazione parte spontaneamente entro 24–48 ore, senza lieviti né enzimi commerciali. Nessun legno nuovo: prima per necessità, poi per scelta. Le botti usate — provenienti da vini bianchi — diventano uno strumento di protezione e misura, più che di intervento. L’affinamento segue il tempo naturale del vino: due anni per i bianchi, 18 mesi per i rossi.
Vini che parlano piano, ma con chiarezza. Come Meursault. Come la storia di Marthe.
Ci vuole ancora un po’ di pazienza: stiamo cercando il momento giusto per farveli incontrare.
A breve, tutto avrà senso.